“L’idea di adoperare i tarocchi come una macchina combinatoria mi è venuta nel 1968 ad Urbino ad un Seminario di Paolo Fabbri. Ho ritenuto soprattutto l’idea che il significato di ogni singola carta dipende dal posto che essa occupa nella successione delle carte che la precedono e la seguono. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla; accumulai così parecchio materiale; posso dire che gran parte della Taverna dei destini incrociati è stata scritta in questa fase; ma non riuscivo a disporre le carte in un ordine che contenesse e comandasse la pluralità dei racconti; cambiavo continuamente le regole del gioco, la struttura generale, le soluzioni narrative. Stavo per arrendermi, quando l’ editore Franco Maria Ricci m’invitò a scrivere un testo per il volume sui tarocchi viscontei. Dapprincipio pensavo d’utilizzare le pagine che avevo già scritto, ma mi resi conto subito che il mondo delle miniature quattrocentesche era completamente diverso da quello delle stampe popolari marsigliesi. Provai subito a comporre con i tarocchi viscontei sequenze ispirate all’Orlando Furioso; mi fu facile così costruire l’incrocio centrale dei racconti del mio ‘quadrato magico’. Intorno, bastava lasciare che prendessero forma altre storie che s’incrociavano tra loro, e ottenni così una specie di cruciverba fatto di figure anziché di lettere, in cui per di più ogni sequenza si può leggere nei due sensi.” I. Calvino nota all’edizione del 1973 del romanzo Il castello dei destini incrociati
Un reading musicale con la partecipazione di una tarologa
IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI
Un viaggio tra parole, musica e tarocchi con Debora Mancini, Daniele Longo
e Cristina Mariniello, tarologa


